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Buoni pasto in busta paga? Cosa prevede la normativa fiscale

buoni pasto in busta pagaNegli anni, il buono pasto si è diffuso nelle aziende, diventando uno dei benefit più apprezzati dai collaboratori e di maggior vantaggio per le imprese. Nell’articolo di oggi dedicheremo un approfondimento alla tassazione prevista. Scopri se i buoni pasto debbano risultare in busta paga, le alternative e tutti i vantaggi previsti!

Buoni pasto in busta paga? Le soglie di esenzione aggiornate

La Legge di Bilancio 2020 ha definito gli attuali limiti previsti per l’esenzione da tasse, tributi e contributi previdenziali relativa ai buoni pasto.

Il limite giornaliero esente da tassazione e contribuzione è fissato in:

I buoni pasto devono comparire in busta paga e sono soggetti a tassazione solo oltre il valore di 8 euro per il formato elettronico (e 4 euro per il formato cartaceo).

Il motivo è che, quando il valore a disposizione dei dipendenti supera le soglie definite dalla Legge di Bilancio 2020, i buoni pasto sono soggetti alla tassazione prevista per i fringe benefit, ovvero i benefit secondari che rappresentano una retribuzione aggiuntiva e dunque sono parzialmente tassati. La differenza tra il valore dei buoni pasto e la soglia di defiscalizzazione costituisce di fatto il reddito da lavoro dipendente.

Tutti i vantaggi dei buoni pasto

In Italia, il buono pasto è in uso dagli anni Settanta, come soluzione alternativa alle mense aziendali per la pausa pranzo dei dipendenti nelle situazioni in cui risultava complesso prevedere locali dedicati.

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A differenza dell’indennità sostitutiva di mensa - che è soggetta a tassazione, perché è un corrispettivo alternativo alla mensa aziendale integrato nella retribuzione ordinaria, erogato in busta paga, e incide sull'imponibile fiscale e contributivo del dipendente - il trattamento fiscale dei buoni basto non prevede oneri contributivi e previdenziali per i collaboratori fino al valore di 8€ per la versione elettronica; per quella cartacea il limite di defiscalizzazione si ferma a 4€.

Esiste un’eccezione prevista dall’Agenzia delle Entrate e riportata in questa nota pubblicata da IPSOA in merito alla formazione del reddito da lavoro dipendente:

“A essere esclusi dal calcolo del reddito imponibile sono le somme sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili e ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ubicate in zone dove non sono presenti servizi di ristorazione, fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29€.”

Si tratta di benefit molto apprezzati perché offrono agli utilizzatori piena libertà di scelta, la possibilità di godere di una pausa pranzo di qualità e avere a disposizione un sostegno concreto alle scelte alimentari più sane, con un importante beneficio anche in termini di benessere, concentrazione e performance.

buoni pasto in busta paga

Il formato elettronico del buono pasto è molto pratico anche dal punto di vista di chi, in azienda, ha la responsabilità di gestire gli ordini e la distribuzione ai dipendenti.

Infatti, per ricaricare le card, è sufficiente inserire poche semplici informazioni nel portale dedicato agli amministratori e finalizzare l’ordine direttamente online. In tal modo inoltre, non è necessaria alcuna spedizione a differenza di quanto accade per il formato cartaceo.

L’attività richiesta è l’inserimento nel portale dedicato dell’ordine (che di solito avviene ogni mese). A differenza dei blocchi dei titoli cartacei, non è necessaria alcuna spedizione, perché il valore definito viene caricato in modo immediato da remoto sulle singole card dei collaboratori.

Come si possono utilizzare i buoni pasto?

Nel 2017, il Ministero dello Sviluppo Economico ha aggiornato le condizioni relative alla possibilità di utilizzo e di cumulabilità dei buoni pasto.

La lista di categorie commerciali che si possono convenzionare con il circuito dei buoni pasto comprende:

  • ristoranti
  • bar
  • tavole calde
  • punti vendita della grande distribuzione
  • mercati rionali
  • agriturismi e ittiturismi
  • spacci di aziende alimentari
  • mense aziendali e interaziendali
  • coltivatori diretti

In merito all’utilizzo da parte di dipendenti, collaboratori e professionisti con Partita IVA che hanno a disposizione i buoni pasto, oltre alla possibilità di ordinare alimenti e bevande presso punti locali appartenenti al settore della ristorazione, è consentito l’utilizzo dei buoni pasto per prodotti alimentari pronti al consumo anche nei punti vendita delle categorie sopracitate.

La regola che riguarda la cumulabilità è la seguente: è possibile usufruire di un massimo di 8 buoni pasto per transazione al giorno.

Il limite è il medesimo per entrambe le versioni dei buoni pasto; tuttavia, con la tessera elettronica risulta più immediata e comoda la transazione, in linea con le abitudini digitali sempre più diffuse e consolidate in tutte le fasce d’età.

Il buono pasto elettronico permette inoltre di monitorare le transazioni e il saldo a disposizione sia dal portale per gli amministratori sia da quello per gli utilizzatori e in caso di furto o smarrimento, ad esempio, la card può essere disabilitata rapidamente.

Vuoi sapere di più sulle opportunità di risparmio fiscale a disposizione della tua azienda scegliendo i buoni pasto come alternativa all’indennità sostitutiva di mensa in busta paga? Richiedi un preventivo!

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Argomenti: buoni pasto, normativa fiscale, buoni pasto elettronici, gestione operativa

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