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Deducibilità buoni pasto: manuale per aziende e liberi professionisti

deducibilità buoni pastoIl buono pasto è uno strumento particolarmente apprezzato da imprese e collaboratori: oltre a rappresentare un sostegno concreto a scelte alimentari sane ed equilibrate, si dimostra una soluzione efficace per incrementare la soddisfazione, la motivazione e le performance.

Nel nostro blog, abbiamo più volte analizzato i vantaggi di questo benefit e oggi vogliamo approfondire nel dettaglio le modalità di utilizzo e la deducibilità buoni pasto anche per i liberi professionisti e i titolari di partita IVA.

Deducibilità buoni pasto per aziende e partite IVA

Le aziende che scelgono di mettere a disposizione dei propri collaboratori i buoni pasto sono consapevoli dei vantaggi e dei benefici per la qualità della vita e il benessere. Le iniziative di welfare di questo tipo permettono infatti di rispondere in modo efficace alle diverse necessità, aiutando a incrementare motivazione, soddisfazione e performance.

Il buono pasto ha conosciuto un’importante evoluzione ed è diventato il benefit più diffuso, uno strumento completo e vantaggioso, per le imprese e per i professionisti.

A dimostrarlo è anche un’indagine pubblicata da IPSOS, che ha stilato una classifica dei benefit aziendali più utilizzati e desiderati, collocando al primo posto per utilizzo proprio i buoni pasto, soluzioni ideali per supportare le scelte alimentari sane, anche a casa. A questo proposito, Anseb - l’associazione nazione società emettitrici buoni pasto - ha pubblicato una circolare, scaricabile a questo link, sul riconoscimento del benefit ai collaboratori anche in modalità agile, confermando come “laddove non vi siano accordi integrativi aziendali che escludano esplicitamente i lavoratori agili dal godimento del buono pasto, questo non può non essere riconosciuto a chi sta svolgendo la propria prestazione lavorativa, seppure a distanza.”

Anche i liberi professionisti possono godere di importanti vantaggi: a seguito dell’entrata in vigore del Decreto 122/2017, la stessa Anseb ha diffuso una nota, specificando che il titolare del buono pasto non deve essere necessariamente un dipendente di un’azienda (a tempo determinato, indeterminato o part-time), bensì può trattarsi anche di titolari di partita IVA, come ad esempio agenti di commercio, soci e amministratori della società, ditte individuali, freelancer, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

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Per queste figure professionali, il buono pasto è una soluzione comoda anche perché permette loro di gestire i costi sostenuti per i pasti e le spese di rappresentanza in modo partico, veloce e sicuro. Approfondiamo nel dettaglio il trattamento fiscale dei buoni pasto per le aziende e per le partite IVA, nel prossimo paragrafo.

Trattamento fiscale e deducibilità buoni pasto

La normativa regola in modo differente le modalità di utilizzo e il trattamento fiscale dei buoni pasto per le imprese e per i lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda le aziende, l’articolo 51 comma 2 lettera c del TUIR, aggiornato dalla Legge di Bilancio 2020, definisce il trattamento fiscale per i buoni pasto cartacei ed elettronici, specificando che, nel primo caso, i titolari del benefit sono esenti da contribuzione e tassazione fino ad un massimo di 4€ (valore facciale del buono). Chi invece ha a disposizione il buono pasto in formato elettronico è esente fino a un massimo di 8€ al giorno (importo sempre inteso come valore facciale del buono).

deducibilità buoni pasto elettronici

La normativa stabilisce che le spese sostenute dall'azienda per i buoni pasto siano deducibili per competenza ai fini delle imposte dirette IRPEF, IRES e IRAP. L’unica specifica riguarda l’obbligo di dedurre tali spese in riferimento al periodo in cui il collaboratore ha usufruito del benefit. Per quanto riguarda l’IVA, questa è interamente detraibile con aliquota fissata al 4%.

La Circolare n. 6/E del 2009, uno dei principali riferimenti normativi che regolano la tassazione dei buoni pasto per liberi professionisti, sottolinea che, affinché le spese siano regolamentate, è necessario che si dimostri la loro inerenza con l’esercizio dell’attività aziendale.

La Legge n. 133 del 6 agosto 2008 prevede che l’IVA, fissata al 10%, sia totalmente detraibile, nella misura in cui i servizi risultino relativi a operazioni che consentano l’esercizio del diritto alla detrazione.


Nell’articolo di oggi abbiamo analizzato le differenze nella deducibilità buoni pasto a seconda che a beneficiare del trattamento fiscale siano le imprese o i liberi professionisti.

In entrambi i casi, i vantaggi dal punto di vista fiscale sono importanti, come la possibilità di scaricare una parte (o il totale) dei costi dei pasti e delle spese di rappresentanza. Il benefit del buono pasto si dimostra ancora una volta la soluzione più efficace per sostenere concretamente le scelte alimentari sane, migliorando il benessere e la soddisfazione in azienda e ottimizzando i costi delle imprese, anche individuali. Se vuoi saperne di più, richiedi un preventivo! Oppure puoi prenotare una consulenza gratuita e scoprire tutti i vantaggi per aziende o professionisti senza dipendenti, cliccando qui sotto!

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Argomenti: buoni pasto, normativa fiscale, buoni pasto elettronici, gestione operativa

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