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La pausa pranzo nelle imprese italiane: dati e consigli

pausa pranzoTutti i pasti della giornata svolgono un ruolo cruciale, perché contribuiscono a fornire le energie necessarie all’organismo, rafforzando le difese immunitarie e garantendo alti livelli di concentrazione. Nell’articolo di oggi, parleremo in particolare della pausa pranzo, analizzando le tendenze e le abitudini più diffuse legate a questo importante momento e fornendo qualche consiglio, per promuovere uno stile di vita sano e bilanciato nelle aziende.

Pausa pranzo in azienda, tra abitudini alimentari e valore culturale

Perché valorizzare la pausa pranzo? Sono numerose le imprese che riconoscono l’impatto di questo momento sulla motivazione dei collaboratori e le performance. Adottare iniziative per promuovere abitudini alimentari più sane e bilanciate riserva imperdibili vantaggi per la qualità della vita, il clima e l’ambiente di lavoro. Migliorando i livelli di concentrazione, infatti, si è in grado di garantire uno scambio continuo di idee e punti di vista, essenziale per dare vita a nuovi progetti e raggiungere gli obiettivi.

Diamo uno sguardo alla normativa che regola la pausa pranzo, un momento essenziale per ricaricare le energie e portare a termine con successo gli impegni della giornata.

Concessione, durata e obiettivo della pausa pranzo

Principalmente, la concessione della pausa pranzo è a discrezione dell’azienda che può intervenire con delle distinzioni, a seconda delle mansioni. Anche la durata della pausa può essere definita internamente, sulla base delle esigenze produttive e organizzative.

In linea generale, chi svolge funzioni impiegatizie può avere a disposizione da un minimo di 30 minuti a un massimo di 2 ore e questo momento si qualifica come una sospensione dall’attività lavorativa, non incluso quindi nella retribuzione. Alcuni contratti individuali, come quelli che regolano il lavoro degli operai addetti alle linee produttive, possono prevedere la pausa pranzo retribuita se l’orario giornaliero è, ad esempio, di otto ore dalle 8.30 alle 16.30.

L’orario di lavoro è disciplinato dal Decreto Legislativo n. 66/2003, il quale sottolinea l’importanza di menzionare nel contratto individuale la distribuzione oraria giornaliera, comprensiva di pausa pranzo. La Legge prevede inoltre il diritto alla pausa pranzo per coloro che svolgono più di sei ore di lavoro al giorno, con l’obiettivo di consumare un pasto, recuperare le energie e attenuare la monotonia dell’attività lavorativa.

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Quali sono le abitudini degli italiani in pausa pranzo?

Le abitudini degli italiani in pausa pranzo sono oggetto di molte ricerche e analisi, volte a comprendere le preferenze alimentari più diffuse e cosa guidi le scelte di consumo quotidiane.

Sono in molti a riconoscere il ruolo di questo momento per la qualità della vita, ma sono ancora troppi a non dedicargli il tempo opportuno, come emerge, ad esempio, da un’indagine condotta da Doxa e ripresa in questo articolo di Repubblica.

Per rispondere a questa criticità, a livello aziendale, potrebbe essere utile promuovere il valore culturale della pausa pranzo, sottolineandone i benefici e i vantaggi.

In che modo? Offrendo ai collaboratori soluzioni pratiche ed efficaci che li rendano protagonisti delle proprie scelte alimentari. Il buono pasto è uno tra i benefit più diffusi e apprezzati nelle imprese italiane, proprio perché offre un contributo concreto al supporto di tali scelte, grazie alla varietà delle possibilità di utilizzo.

A questo proposito, un altro dato interessante riguarda il luogo in cui trascorrere la pausa pranzo: come emerso da un’indagine condotta da Foodiestrip nel 2019, aumenta la percentuale di persone (66% donne e 30% uomini) che opta per un pranzo al ristorante e la ragione è da ricercare nella necessità di una migliore organizzazione del tempo.

Mettendo a disposizione il buono pasto, si offre ai collaboratori la possibilità di trascorrere la pausa pranzo dove preferiscono, ad esempio presso uno degli esercizi commerciali convenzionati più vicini, oppure in ufficio, con prodotti freschi selezionati presso i coltivatori diretti, gli spacci aziendali alimentari o i punti vendita della GDO, magari preparati a casa e trasportati in pratici contenitori. Preparare il pranzo a casa da portare in ufficio è un’abitudine per il 26% delle persone (fonte: Corriere della Sera), che sceglie di non rinunciare ai propri menù ad hoc.pausa pranzo

Sapevi che il termine schiscetta, entrato ormai a far parte del linguaggio comune soprattutto nel Nord Italia, si riferisce alla caratteristica del cibo conservato e, appunto, schiacciato all’interno del contenitore? Per altre curiosità sul tema, leggi questo articolo!

Come dovrebbe essere la pausa pranzo perfetta?

Senza dubbio gustosa, leggera, a basso contenuto di grassi e ricca di frutta e verdura di stagione. Tra i prodotti preferiti troviamo le spezie, che sono entrate a far parte delle abitudini culinarie degli italiani e il cui apporto benefico all’organismo è dimostrato da diversi studi clinici.

Emerge un grande interesse per le filiere controllate e tracciate, i prodotti biologici e a kilometro zero, come risulta da una ricerca condotta dall’Osservatorio “The world after lockdown” di Nomisma. Inoltre, si sta diffondendo sempre più la consapevolezza dell’impatto della produzione alimentare sull’ambiente, con una rivalutazione delle abitudini a favore di alternative più sostenibili.


Nell’articolo di oggi, abbiamo analizzato alcuni dati interessanti sulla pausa pranzo nelle imprese italiane, con un focus sulle preferenze dei collaboratori. Come abbiamo visto, offrendo soluzioni su misura e adatte alle scelte alimentari personali, le aziende sono in grado di rispondere alle diverse esigenze, dimostrando grande attenzione al benessere e alla qualità della vita. Se vuoi saperne di più, clicca qui e richiedi subito un preventivo per scoprire i vantaggi anche fiscali dei buoni pasto! Oppure prenota una consulenza gratuita e scopri tutte le soluzioni a disposizione delle aziende.

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