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La pausa pranzo oggi: tra smartworking e digitalizzazione

pausa pranzo smartworkingL’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia agli inizi del 2020 ha accelerato una trasformazione digitale già avviata, seppur non ancora su larga scala. Complici la diffusione di modelli lavorativi agili e l’approccio aziendale orientato a una maggior flessibilità, anche la pausa pranzo assume una vesta nuova. Ne parliamo nell’articolo di oggi, con un focus sulle abitudini dei collaboratori in smartworking.

Pausa pranzo in smartworking: il ruolo delle aziende

La pausa pranzo ha un impatto fondamentale sulla concentrazione e sul benessere psicofisico: oltre a rappresentare un momento di stacco tra le attività della giornata, è un’abitudine che può riservare molti vantaggi in termini di performance.

I ritmi quotidiani degli italiani sono cambiati molto negli ultimi mesi, coinvolgendo anche quelli legati all’ambito alimentare.

Una ricerca del 2019 promossa da Foodiestrip e citata in un articolo del nostro blog sottolinea come - solo pochi anni fa - la scelta del luogo in cui trascorrere la pausa per il pranzo fosse soprattutto legata all’organizzazione del proprio tempo.

Se da un lato il lavoro agile è in grado di generare un circolo virtuoso di benessere, migliorando il work life balance e la qualità della vita, dall’alto lato emergono alcune considerazioni da non sottovalutare.

La diffusione su larga scala di modelli di lavoro ibridi ha messo in luce l’importante compito del dipartimento di Risorse Umane, anche in ambito di promozione di stili di vita più equilibrati.

Rispetto ai momenti conviviali vissuti tra colleghi, che contribuiscono anche a sviluppare una routine alimentare sana, con lo smart working è richiesto uno sforzo aggiuntivo.

Non è remota la possibilità che si sacrifichi il tempo da dedicare al pranzo, credendo di guadagnare tempo, ad esempio in periodi intensi di attività.

Non assumere i nutrienti necessari e privarsi dei benefici del riposo sono pratiche dannose per l’organismo e la capacità di concentrazione.

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Riconoscere i vantaggi di un pranzo bilanciato è indispensabile per raggiungere obiettivi ambiziosi, mantenendo alta anche la motivazione.

Le aziende hanno la possibilità di supportare uno stile di vita sano anche in smart working. Vediamo come!

Normative e digitalizzazione per dimostrare vicinanza ai collaboratori

Il dipartimento di Risorse Umane, coinvolto nel miglioramento del benessere organizzativo in smart working, deve disporre degli strumenti opportuni per sviluppare un piano efficace: qui entrano in gioco le normative e le soluzioni dedicate ai collaboratori.

Il Decreto Legislativo n. 66/2003 disciplina l’orario di lavoro raccomandando di menzionare la fascia dedicata alla pausa pranzo alla voce “distribuzione oraria giornaliera” del contratto.

Spetta alle aziende definire la durata della pausa - sulla base delle esigenze interne e delle funzioni ricoperte - che non può comunque essere inferiore a 30 minuti.

Il lavoro da remoto è regolamentato dall’articolo n. 20 della Legge 81/2017, il quale dispone che il trattamento economico e normativo “non può essere inferiore a quello complessivamente applicato”.

Come chiarito anche dall’Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto, non vi è alcun divieto a riconoscere ai collaboratori in smartworking le soluzioni e gli strumenti di welfare, come il buono pasto.

L’unica esclusione riguarda gli accordi integrativi contrattuali che prevedono una limitazione della distribuzione.

pausa pranzo smartworkingLe aziende possono contare su strumenti efficaci per dimostrare vicinanza ai collaboratori: il buono pasto elettronico è il benefit ideale per migliorare la qualità della vita delle persone, anche da remoto.

Questa soluzione smart non è solo pratica e semplice da utilizzare, ma semplifica anche la gestione amministrativa.

Infatti, non è necessario distribuire ai collaboratori il blocchetto di tagliandi ogni mese, come avviene per i buoni pasto cartacei.

Con questa versione si può procedere al caricamento degli importi da mettere a disposizione di ciascun dipendente attraverso un semplice portale dedicato.

Il buono pasto elettronico soddisfa gli utilizzatori, perché risponde all’esigenza di disporre di uno strumento pratico; a confermare la sua efficacia nel miglioramento del benessere è la ricerca citata in questo articolo di News IN DIES, che lo vede al secondo posto tra i benefit più apprezzati dai collaboratori in smartworking.

Tra i soggetti convenzionabili con le società emettitrici e legittimati a esercitare la somministrazione di alimenti e bevande, individuati dall’articolo 3 del Decreto 122/2017 del MiSE, troviamo anche i punti vendita della grande distribuzione che si aggiungono a:

  • ristoranti
  • tavole calde
  • bar
  • mense aziendali e interaziendali
  • mercati rionali
  • agriturismi
  • ittiturismi
  • coltivatori diretti
  • spacci aziendali alimentari

L’ampia rete risponde così alle diverse esigenze alimentari, aiutando le imprese a supportare il potere d’acquisto dei collaboratori.

A questo proposito, il rapporto Istat 2019 citato in questo articolo di Coldiretti ha individuato un legame tra le scelte nel carrello degli italiani e la longevità della popolazione.

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Si vede infatti la diffusione sulle tavole della dieta mediterranea, un modello alimentare nutrizionale riconosciuto dal 2010 dalla lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco.


Nell’articolo di oggi, abbiamo parlato delle soluzioni a disposizione delle imprese per dimostrare vicinanza ai collaboratori in smartworking, promuovendo una pausa pranzo bilanciata.

Il buono pasto elettronico è lo strumento ideale per migliorare la qualità della vita, incrementare la motivazione e le performance.

Contattaci richiedendo una consulenza gratuita e personalizzata per analizzare le esigenze della tua azienda e trovare le migliori soluzioni!

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Argomenti: buoni pasto, buoni pasto elettronici, gestione operativa, cultura aziendale agile

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