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Premio di incentivazione in busta paga VS premio convertito in welfare

premio di incentivazione busta pagaSempre più aziende riconoscono l’importanza di dimostrare attenzione e vicinanza ai propri collaboratori. Si tratta di una leva strategica capace di migliorare il benessere e incrementare le performance, con un impatto positivo anche sui livelli di retention. Quali sono gli strumenti a disposizione e i relativi trattamenti fiscali previsti per le imprese e i collaboratori? In questo articolo, confronteremo il premio di incentivazione in busta paga con la conversione in servizi e benefit di welfare.

Premio di incentivazione in busta paga o convertito in servizi di welfare?

Dimostrare attenzione e riconoscenza ai collaboratori è una leva efficace per l’incremento delle performance: non è un caso che il miglioramento della soddisfazione sia uno degli obiettivi dei dipartimenti HR in molti settori.

Infatti, l’attivazione di misure e iniziative a supporto del benessere organizzativo si rivela indispensabile per diminuire i tassi di turnover e fidelizzare i collaboratori, dai giovani talenti alle figure più senior.

Nei prossimi paragrafi, analizzeremo le differenze di trattamento fiscale tra il premio di incentivazione in busta paga e premio convertito in servizi e beni di welfare, per conoscere la soluzione più vantaggiosa per imprese e collaboratori.

Caratteristiche del premio di incentivazione in busta paga

I premi di produttività in busta paga sono strumenti di incentivazione attivabili da parte delle imprese al raggiungimento degli obiettivi, sia aziendali, sia individuali.

Si tratta di una somma - corrisposta in aggiunta alla normale retribuzione - il cui valore dipende da indicatori variabili, come ad esempio il numero di unità prodotte, la riduzione dei costi di produzione o il contributo all’efficienza aziendale, il numero di nuovi clienti acquisiti. Generalmente, gli obiettivi da raggiungere e quindi l’entità del premio di produttività vengono concordati in anticipo.

La Legge di Bilancio 2017 è intervenuta sul regime fiscale dei premi di incentivazione. Gli importi riconosciuti per la partecipazione agli utili dell’impresa sono assoggettabili a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF del 10%, entro il limite massimo di 3.000 euro. Questo limite può essere incremento fino a 4.000 euro per le imprese che prevedono forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione aziendale.

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Per usufruire della tassazione agevolata, è richiesto che il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente non superi l’importo di 80.000 euro. Le somme in eccedenza rispetto a questi limiti concorrono a formare il reddito complessivo del dipendente e sono assoggettate all’aliquota IRPEF ordinaria.

L’azienda che mette a disposizione dei collaboratori i premi di incentivazione in busta paga dovrà sostenere costi simili a quelli della normale retribuzione: il pagamento di contributi previdenziali e di oneri legati al costo del lavoro.

Nel prossimo paragrafo, vedremo quali sono i vantaggi fiscali del caso in cui il collaboratore opti per la conversione del premio produttività in servizi e benefit di welfare.

Premio di produttività convertito in welfare: vantaggi per imprese e collaboratori

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto che i collaboratori possano convertire, in tutto o in parte, il proprio premio di produttività in servizi di welfare aziendale, laddove tale opzione sia espressamente prevista dal contratto.

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In questo caso, gli importi convertiti non solo non concorrono alla formazione di reddito da lavoro dipendente, ma non sono neppure assoggettabili all’aliquota agevolata del 10%. La conversione del premio di produttività non comporta oneri contributivi per l’impresa ed è deducibile ai fini IRES.

Si tratta di un importante strumento per ottimizzare i costi del personale e offrire ai collaboratori un contribuito concreto al loro potere d’acquisto, abbattendo il cuneo fiscale.

È bene specificare che la normativa ribadisce che il requisito imprescindibile per procedere con la conversione del premio in busta paga è la scelta personale del collaboratore.

L’art. 51 del TUIR - ai commi 2, 3 e 4 - individua le categorie di benefit e servizi di welfare che comprendono:

  • l’assistenza medico-sanitaria e la previdenza integrativa
  • i rimborsi per spese di scuole, asili, acquisti scolastici, assistenza agli anziani
  • i benefit aziendali

All’interno di quest’ultima categoria rientrano i buoni acquisto che nel 2020 risultano ancora più vantaggiosi: il Decreto Agosto ha infatti raddoppiato, fino al 12 gennaio 2021, la soglia esente da tassazione che passa da 258,23€ a 516,46€.

Nell’ottica di promuovere il benessere e la qualità della vita dei collaboratori e delle proprie famiglie, le aziende possono scegliere di avviare un progetto completo e strutturato, optando ad esempio per una piattaforma di welfare.

Oppure, possono mettere a disposizione dei collaboratori soluzioni più immediate come Pass Shopping, il buono acquisto versatile e pratico che si allinea anche alla crescita degli acquisti online.


Nell’articolo di oggi, abbiamo approfondito la differenza tra il premio di incentivazione in busta paga e la sia conversione in servizi e benefit di welfare.

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